Un buon livello di auto—consapevolezza, che ci aiuti a considerare con realismo il nostro impatto sugli altri, è decisamente un vantaggio, per ottenere un equilibrio in tutti gli aspetti della nostra vita.

Nello sport, l’abilità di essere onesti con noi stessi, per quanto riguarda sviluppo, risultati, atteggiamento nei confronti dell’allenamento etc., ha un’importanza cruciale e fa la differenza.

Alcuni sportivi impiegano tutta la loro energia per concentrarsi sull’avversario, talvolta fino al punto di escludere tutto il resto. Ciò, naturalmente, non è sempre sbagliato. In alcuni sport, ad esempio la boxe o il tennis, comprendere il gioco dell’avversario, i suoi punti di form e di debolem, come gestisca i momenti di massima pressione, la probabile reazione ad alcune delle cose che potremmo fare, è assolutamente vitale e richiede tanta ricerca e preparazione quanto ogni altro aspetto del nostro gioco.

Tuttavia, ciò che fa la differenza è, molto spesso, comprendere noi stessi, quello che stiamo facendo e le opzioni a nostra disposizione.

Una delle storie che illustrano meglio tutto ciò è il combattimento del 1974 di Mulmmmad Ali contro George Foreman, nello Zaire. Nella preparazione all’incontro, nessuno dei commentatori sportivi dava una sola chance ad Ali. In realtà, molti erano preoccupati, convinti che avrebbe subito danni permanenti. Le parole di Ali riguardo a ciò che avrebbe fatto a Foreman venivano comiderate vuota retorica: il ciarlare di un narcisista incomapevole della sua fallibilità e dei propri limiti, che stava sottovalutando il suo avversario.

A quel tempo, Foreman era imbattuto: aveva messo K.O. praticamnte tutti i suoi avversari. Aveva annientato Joe Frazier, che aveva scon?tto Ali, in un modo talmente netto da aumentare la sua num di invincibilità. Un altro aspetto importante della vicenda era il Fatto che si considerasse imbattibile. Non ingannava se stesso, ne’ si trattava di una montatura giormlistica.

Il fatto che detenessc sia il record dilettantistico che quello professionistico gli dava ragione. Sapeva di essere il più potente pugile al mondo e aveva una fiducia totale nella sua capacità di sopraffare l’avversario, sia fisicamente, sia mentalmente. Tutti quelli che assistevano alle interviste e alle conferenze stampa prima del combattimento, appremvano l’umorismo di Ali, ma rimanevano impressionati dall’assoluta convinzione di Foremn.

Tutti dicevano che l’unica possibilità per Ali fosse quella di saltellare, indietreggiare e tenersi lontano dai guai. Ma nessuno credeva che avrebbe potuto Farlo per 15 round. Il primo round dell’incontro confermò l’opinione di tutti. Foreman avanzava tirando potenti pugni; Ali saltellava, schivava e continuava a muoversi. Nel ?lm When We Were Kings, che fa la cronaca della preparazione al combattimento, Norman Mailer, lo scrittore americano, afferma che, alla fine del primo round, Ali sapeva bene con che cosa aveva a che fare.

Sapeva che nulla di quello che aveva fatto in passato, nessuna delle abilità sviluppate e comeguite negli anni lo avrebbe aiutato a sconfiggere il suo avversario.

Mettere in pratica la strategia di permettere al miglior pugile del mondo di prendervi & pug1i deliberatamente sarebbe stata considerata una follia da chiunque.

Farlo sono lo sguardo severo e giudicante di tutto il mondo, con il tuo avversario che e convinto che il risultato può essere uno solo, rasentava la follia o perfino il
suicidio.

L’esito dell’incontro entrò a far parte della storia dello sport. Fingendo di assecondare il vantaggio del suo avversario, Ali realizzò una delle più grandi sorprese nella storia della boxe. Dal momento che il suo approccio non aveva prodotto i risultati previsti, Foreman non sapeva più cos’altro fare.

La sua strategia era di continuare a sferrare potenti pugni, consumando energia, mentre, allo stesso tempo, veniva schernito da Ali, che continuava a parlargli durante i Clinch, mentre lo teneva con le braccia: “È tutto qui quello che sai fare, Georgez”. Mentalmente Foreman non sapeva come rispondere. Era bloccato in uno schema, che continuava a ripetere, Perché, alla fine, venne sconfitto.

Si sono fatte molte congetture, nel corso degli anni, per stabilire se la tattica di Ali fosse stata stabilita prima del combattimento o meno. Mailer è convinto che sia stata determinata dal risultato del primo round e dalla consapevolezza della necessità di qualcosa di diverso e speciale.

Ali ha sempre detto di aver capito che, qualunque cosa Foreman avesse fatto, sarebbe stato in grado di gestirla e di rispondere appropriatamente. È innegabile che la consapevolem di sé di Ali, la sua assoluta convinzione di poter interpretare una situazione e di potervi rispondere, fu uno dei fattori che fecero la differenza.

Al di là degli ovvi fattori fisici, il combattimento fu vinto con la mente, da qualcuno il cui senso di auto-consapevolezza aveva raggiunto un grado di sviluppo estremamente elevato.

Nella psicologia dello sport, ci sono molte prove del ?mo che, a causa della connessione corpo-menle, il corpo farà ciò che la mente ha determinato. Pertanto, avere chiaro
ciò che può essere conseguito e, successivamente, occuparsi di come conscguirlo e un‘abilità di importanm vitale.